Anniversario Episcopale di Mons. Rocco Talucci Vescovo di Brindisi

Nel 24° Anniversario
della Ordinazione Episcopale
– era infatti il 25 marzo dell’88, Solennità della ANNUNCIAZIONE –
R I N N O V I A M O
la nostra filiale fedeltà,
la nostra obbedienza,
ed il nostro amore

a Sua Eccellenza Monsignor Rocco Talucci
VESCOVO DI BRINDISI.

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Grazie Eccellenza, perchè anche in tempi di disobbedienze (quelle palesi, roboanti, e quelle latenti che sono le più pericolose e pure viscide) e di deviazioni dottrinarie

Ella ci conferma nella fede

in comunione con Sua Santità il Papa Benedetto XVI

Vicario di Cristo

MEDJUGORJE- Messaggio del 25 agosto 2011 – “satana vuole distruggere”

Messaggio, 25. agosto 2011
 

“Cari figli, oggi vi invito a pregare e a digiunare per le mie intenzioni, perché satana vuole distruggere il mio piano. Ho iniziato qui con questa parrocchia e ho invitato il mondo intero. Molti hanno risposto ma è enorme il numero di coloro che non vogliono sentire ne accettare il mio invito. Perciò voi che avete pronunciato il SI, siate forti e decisi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

ALTRO CHE ACQUA

Un ulteriore scivolamento sul terreno dell’uso
degli embrioni umani,
del suicidio assistito,
del divorzio breve,
del riconoscimento delle coppie omosessuali sarebbe
disastroso
per la tenuta morale e anche sociale complessiva della nostra nazione.
Non mi sembra che questa
emergenza
sia molto presente nella consapevolezza dei
cattolici,
tanto solleciti invece per un problema di gestione dell’acqua.

PRINCIPI NON NEGOZIABILI

Parole del Papa

‎”ciascun cattolico è chiamato
ad agire con coscienza
purificata e con cuore generoso per promuovere
in maniera decisa
quei valori
che spesso ho definito come

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non negoziabili

Benedetto XVI (venerdì 27 maggio 2011)

  
 

13 MAGGIO…..

A trentanni dal suo attentato

-e dal miracoloso intervento della Vergine Santa per salvare la vita al Vicario di Cristo-

riflettiamo su (almeno) due cose:

 a)la Vergine Santa è sempre accanto ad ogni suo figlio;

b)il comunismo ateo (ed anticristico) voleva la morte di Giovanni Paolo II.

Ma, come è noto, l’Immacolata vince.

Gli adulteri possono avere l’assoluzione?

LA CONFESSIONE
E’ UN SACRAMENTO DELLA CHIESA
NON UN DIRITTO CIVILE
Un sacerdote cattolico può negare l’assoluzione a un penitente? Sembrerebbe di no, almeno a leggere certa stampa laica. A Treviso una donna, determinata a sposare civilmente un uomo divorziato, si è vista rifiutare l’assoluzione dal confessore. Apriti cielo: la Repubblica, usando le tinte fosche del dramma, descrive la signora che esce “dal confessionale con le lacrime agli occhi”, e parla di “fedele trevigiana messa alla porta”.


Il superiore del convento, da un lato, e il reggente della penitenzieria apostolica, dall’altro, hanno spiegato che il comportamento del religioso non ha nulla di anomalo, e che anzi «quel sacerdote non poteva comportarsi diversamente». Normale amministrazione dei sacramenti, insomma. Ma allora, come è possibile che la Chiesa venga processata in pubblica piazza mediatica, per aver agito in coerenza con ciò che continua a fare da secoli? Lo “scandalo” del mondo secolarizzato ha i suoi perché, e converrà provare a metterli in fila.


In primo luogo, l’uomo moderno è stato abituato a ragionare con le categorie dei diritti, abolendo completamente la prospettiva dei doveri. In questa visione distorta, Dio non ha diritti, mentre l’uomo detiene i cosiddetti diritti civili, che implicano la perfetta sovrapposizione tra desiderio e sua realizzazione. Se un fedele desidera confessarsi, significa che desidera l’assoluzione: ergo, qualcuno gliela deve dare. Il fedele è come un consumatore, la Chiesa eroga un servizio a richiesta. Il fedele è un cliente, che com’è noto, ha sempre ragione anche quando ha torto. Ovviamente, questa non è più la Chiesa, ma la sua caricatura; e tuttavia, i maitre à penser della cultura laica esigono dal Papa e dai preti questa “attualizzazione” del cattolicesimo alle esigenze della modernità.


Seconda osservazione: quando parlano di dottrina cattolica, i giornali laici dimostrano un’ignoranza enciclopedica, alimentata da un atteggiamento pretestuoso: tutto serve per gettare una cattiva luce sul cattolicesimo e, soprattutto, sulla sua esigente morale in materia sessuale e familiare. Se il confessore avesse rifiutato l’assoluzione a un evasore impenitente, quelli di Repubblica l’avrebbero portato in trionfo, perché per loro “divorziare è bello”, mentre non pagare le tasse è imperdonabile.


Terza, fondamentale considerazione: se questi falsi scandali contro la Chiesa stanno diventando  sempre più frequenti, lo dobbiamo all’esistenza di un “cattolicesimo senza dottrina”. Un cattolicesimo che ha deciso di abolire alcuni spezzoni delle verità insegnate della Chiesa, con la scusa che “tanto queste cose la gente le sa”, argomento perfetto per fare in modo che la gente smetta di saperle. Ma ogni volta che una verità cattolica viene taciuta o non viene testimoniata, lo spazio di libertà della Chiesa si riduce. Se, ad esempio, per decenni si abolisce la categoria teologia del “castigo di Dio”, quando poi un buon cattolico la rispolvera, subisce il linciaggio mediatico. Se si ripete per decenni che l’inferno è vuoto, quando poi qualcuno torna a parlare della salvezza delle anime viene chiesta la sua perizia psichiatrica. Se taluni sacerdoti sviliscono la confessione, trasformandola in una chiacchierata dal lieto fine garantito, ecco che il prete che rifiuta l’assoluzione per mancanza del proposito di non più peccare viene messo in croce dai media. Man mano che la Chiesa rinuncia a ribadire opportune et importune soprattutto le verità più scomode, il mondo moderno erode il territorio della libertas Ecclesiae e la riduce al silenzio.
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Come sempre, insomma, l’apologetica fronteggia due minacce: da un lato, l’animosità dei nemici della Chiesa; dall’altro, lo stato confusionale interno al mondo cattolico, incarnato da quei cattolici che hanno pensato fosse buona cosa sostituire – metaforicamente – i tarallucci al pane azimo delle ostie.  Come se la Chiesa fosse stata fondata da Cristo perché tutto finisse, appunto, a tarallucci e vino. Come se i cristiani fossero stati chiamati a portare nel mondo zucchero piuttosto che sale. Una religione dell’amore, ma senza il sacrificio. Un cattolicesimo rappresentato, più che da Roma, da Woodstock, dove i confessori assolvono tutti, a prescindere. E dove Gesù perdona la peccatrice, ma le raccomanda di tornarsene a peccare come e più di prima. Per fare contenta Repubblica